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I Volontari AVO-CLOWN

 

Le persone ammalate, disabili o in difficoltà possono dire, meglio di chiunque altro, come un soffio nuovo possa vivificare e ridonare la forza di vivere. I più piccoli, i più fragili, sembrano trovare nel nostro sorriso, nei nostri sguardi  una luce che rende dignità, speranza, fiducia e talvolta voglia di tornare a sorridere. E’ questo il rimedio al malessere che può invadere i cuori di chi soffre fino a sopraffarli e portare alla disperazione o al tristemente famoso “lasciarsi andare”. Ma servire, entusiasmo e disponibilità a volte non bastano. L’ospedale è uno di quei luoghi dove il verbo “servire” va inderogabilmente legato ad una preparazione e ad una osservazione di chi ha più esperienza di te che ti consentono di avvicinare i malati in maniera corretta e rispettosa della dignità di ogni persona. Il volontario A.V.O.,e noi clown siamo come prima cosa volontari AVO, non è medico, né infermiere né sacerdote: come un AMICO egli sta vicino a chi è malato, come un FRATELLO o FIGLIO sta attento al suo prossimo.

Vicino a colui che soffre il volontario diventa in un certo modo il suo completamento indispensabile, perché considera che colui che accoglie sia lui stesso. Gli regala il proprio tempo, la propria disponibilità, la propria attenzione: i suoi occhi se è cieco, la sua voce se è muto, le sue braccia e le sue gambe se è fermo su un letto, la sua speranza se soffre. Nel cuore stesso della relazione tra il volontario e la persona che è inferma si realizza il mistero del servizio e dell’amore: in questo modo si può far passare dalle tenebre alla luce, dalla disperazione alla speranza, dalla tristezza al sorriso, non solo l’ammalato ma anche colui che, facendo strada insieme, è diventato il tuo prossimo, tuo fratello. Gli ammalati, gli anziani, occupano un grande posto nella vita dei volontari A.V.O., ma non solo loro! Quando varchiamo la soglia di quelle camere, che siano di Medicina, Chirurgia, Ortopedia, Ospis, ci rapportiamo con la sofferenza e si vede che ogni uomo è ferito, che ogni uomo viene colpito nel suo essere più profondo dalla malattia e, ancora di più, dalla morte: familiari, amici, parenti, persone che passano intere notti su una poltrona di fianco al proprio caro malato o moribondo sono sofferenti e affrante. Allora il volontario A.V.O. deve diventare accogliente con tutti! Accogliere è aprirsi all’altro e farsi avanti per riceverlo, per introdurlo in una realtà che non è la sua: dargli una speranza. Allo stesso tempo accogliere vuol dire scomparire a vantaggio dell’altro, prendere in tutto il suo posto.

Servire, accogliere e confortare esigono dunque attenzione, rispetto e pazienza. 

Essere volontario A.V.O.-clown esige dunque servire, accogliere e confortare.

Il Nome gruppo di noi clown è Gru.c.cia. ( GRUppo Clown CIAK, si va in scena). Siamo un gruppo nato da circa due anni e mezzo e ormai, dopo i dovuti corsi di formazione, iniziamo ora il nostro terzo anno di attività. GRU.C.CIA non è solo il nome di un ospedale, bello, grande, nuovo, ma pur sempre un ospedale, ma è anche un gruppo di giovani volontari (dai 19 ai 30 anni) con un sogno: quello di riuscire a portare un raggio di sole a bambini, forse un po’ sfortunati, ma con tanta voglia di tornare a ridere e scherzare.  Amicizia, Divertimento e Sorriso sono i protagonisti di questo nuovo progetto, che ha un copione ancora tutto da scrivere. Spettacoli di piccole magie, letture creative di fiabe, improvvisazioni teatrali divertenti e giochi spassosi renderanno i pomeriggi meno lunghi per tutti i bambini costretti a rimanere in Ospedale e li aiuteranno a contraddistinguersi per la loro caratteristica fondamentale: la spensieratezza.  L’animazione generale si basa sulla clownterapia. La clownterapia o comicoterapia, è uno strumento spontaneo e naturale che ci confronta con un bisogno innato in noi, la necessità di giocare. Guarire con un sorriso: basta un naso da pagliaccio, un cappello buffo e qualche scherzetto per far dimenticare ai malati, soprattutto se bambini, di essere in ospedale. Introdotta da qualche anno anche in Italia, sta ottenendo risultati davvero sorprendenti. Nata negli anni ’70, si è fatta conoscere soprattutto grazie al film ispirato al medico americano Hunter PATCH ADAMS (interpretato da Robin Williams), uno dei primi ad affrontare il tema della terapia della risata. Infatti, i ricercatori hanno trovato una relazione importante: quando si è allegri nel nostro organismo avvengono delle reazioni chimiche che hanno effetti positivi sul nostro corpo.

Le nostre attività si volgono principalmente all’interno del reparto di pediatria dell’Ospedale della Gruccia : abbiamo a disposizione due piccoli spazi in cui giocare (anche se per i bambini non esiste niente di troppo piccolo da impedire il gioco) e, in base alle condizioni dei ricoverati, attività di compagnia all’interno delle camerette.

Ma le nostre proposte non finiscono qua: facciamo anche intrattenimento ai bambini che aspettano di essere visitati al pronto soccorso e a tutti quei bimbi che vanno a fare visita ai fratellini più piccoli nel reparto di maternità (in questo caso si tratta più di animazione che di clown terapia).

Andrea Rossi 

 

Anche alla pediatria della Gruccia, arriva il dottor clown

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MONTEVARCHI - Ci sono luoghi dove i bambini non dovrebbero proprio stare e l'ospedale è sicuramente uno di questi. Ma capita anche che non se ne possa fare a meno. E così, in certi momenti della vita, anche bambini e bambine devono recarsi in ospedale ed essere ricoverati per periodi più o meno lunghi. La permanenza in ospedale è di per se una gabbia innaturale per i piccoli. Poi ci sono le cure, fatte anche di tecniche poco gradite, come le iniezioni, le flebo, o semplicemente le ricerche diagnostiche, raggi, ecografie, prelievi e quant’altro.

Allora, quando questo accade, è importante che gli adulti  “inventino” soluzioni per rendere meno “amaro” questo periodo.
 

L’azienda sanitaria aretina - in collaborazione con varie associazioni - ci sta provando, adottando nei reparti di pediatria una serie di iniziative che tendono ad alleviare ciò che di negativo avvertono i piccoli pazienti.
 
Nel reparto di pediatria della Gruccia, da tempo è in atto un processo di "umanizzazione delle cure" che passa anche attraverso strumenti terapeutici quali la pet-therapy e la promozione della lettura. Con il mese di dicembre è entrato in funzione un altro strumento: la clown-therapy.
E' nota l'influenza che le emozioni esercitano sullo stato psicologico ma anche immunitario; in tale senso la clown-therapy diventa un vero strumento terapeutico migliorando la partecipazione dei piccoli alla terapia, riducendo il disagio che deriva non solo dalla malattia ma anche dalla ospedalizzazione.
Questo prezioso aiuto viene da un gruppo di 12 giovani che attraverso l'Avo e l'esperienza formativa presso l'ospedale Meyer porta in modo "dolce, rispettoso e brioso" il sorriso nelle situazioni di disagio.

Per il momento questa esperienza viene realizzata all'interno del reparto e nella sala di attesa del pronto soccorso pediatrico nei giorni di martedì e sabato, dalle 10 alle 12, e mercoledì e venerdì dalle 16,30 alle 18,30. A breve il servizio verrà esteso al DH chirurgico pediatrico dove l'attesa dell'intervento, ma anche il decorso successivo possono creare momenti di disagio sia nei piccoli che nei loro genitori.

I clown si vestono da medici e da infermieri, per smitizzare la figura dell’operatore professionale che per curare “fa male”. “E' un supporto terapeutico importante e ormai insostituibile - dicono i medici del reparto - perché a differenza degli adulti, ogni interruzione della propria condizione di ammalato nei piccoli pazienti, rappresenta essa stessa un miglioramento tangibile e una capacità di reazione alla malattia stessa”.
 
E allora questi ragazzi (in realtà ci sono anche uomini e donne over 50) impiegano alcune ore del loro tempo per vestirsi da dottori e infermieri, ma con i volti pitturati, i nasi finti, i camici disegnati, le parrucche e strani strumenti di cura: le siringhe che diventano gigantesche e senza punte, le flebo trasformate in strani macchinari che miscelano allegria, gioia, sorriso, gioco. In coppia il dottore-clown e l’assistente infermiere-clown ad uno ad uno “visitano” i piccoli pazienti che diventano “impazienti” nel farsi visitare.
L’intervento dei clown in corsia ha dimostrato, relativamente ad alcune patologie, una riduzione della degenza, della sofferenza ed un minor uso di anestetici. I dati parlano di una riduzione del 50% circa della degenza e di un 20% dell’uso di anestetici.

LUNED� 07 DICEMBRE 2009 10:19 - Massimo Amorini



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